Vi racconto la mia prima volta

La prima volta.

Non quella in cui ho fatto l’amore. Quella in cui sono salita sul palco, che per me è più o meno la stessa cosa. Avevo sei anni. Ok, per l’età non si può dire che sia proprio la stessa cosa :-))

Andavo a scuola dalle suore e la mia maestra elementare, suor Salesia (che poi perché le suore hanno sempre dei nomi così assurdi?) organizza non solo l’immancabile recita di Natale, non solo l’imperdibile recita di fine anno ma, signore e signori, l’improbabile “recita di metà anno”.

Titolo? “Il bambino invidioso”.

Perdonatemi se a distanza di qualche decennio non ricordo esattamente tutta la storia, ma posso dirvi che il protagonista era un moccioso che soffriva di accessi di invidia cronica. Aveva persino un tormentone, come i migliori personaggi a cui siamo abituati oggi: “Beato te”. Lo diceva a tutti gli altri mini-attori, di continuo. In modo insopportabilmentissimevolmente odioso.

La morale: tutti noi bambini NON dovevamo prendere a modello il bambino invidioso, ma dovevamo diventare come lui alla fine della recita quando ovviamente, grazie all’intervento di un angelo, si trasformava nel “moccioso modello”. Forse gli cresceva pure un’aureola o due.

Ecco, questo era quello che suor Salesia ci aveva raccontato a livello di sceneggiatura. Adesso era il momento dei provini per la parte principale.

Ma quali provini? Il ruolo era già stato assegnato! 

Rullo di tamburi… una mattina in classe, che nonostante i decenni ricordo benissimo, la maestra annuncia: “Il bambino invidioso lo farà la Chiaretta”.

Un tuffo al cuore, ma non di gioia. Una frustrazione tremenda. 

Non dico nulla, prendo nota come se fosse un compito da scrivere sul diario, ma appena arrivata a casa racconto a mia madre la cosa, in un fiume di lacrime.

“Mammmmaaaaaaa, la maestra ha detto che devo fare il bambino invidioso, uno cattivo e che ha pure il pisello!”.

Nella mia innocenza di seienne che aveva fatto dalle suore pure l’asilo, ero convinta che l’assegnazione delle parti fosse per merito. Quindi, per quella logica limpida e lineare dei bambini, quella specie di proprietà transitiva dell’uguaglianza versione junior, io ero: 

invidioso, insopportabilmentissimevolmente odioso, ma soprattutto MASCHIO.

E piangevo.

Qui la mia memoria fa un salto temporale, ho rimosso tutta la parte dopo, quella dello studio delle battute a memoria e delle prove. Non so nemmeno se ci fosse o meno un copione, sapevamo a malapena leggere.

Ricordo solo Suor Salesia che mi dava indicazioni di gestualità:

Notare la naturalezza della mia posa: Suor Salesia docebat...
Notare la naturalezza della mia posa: suor Salesia docebat…

il tormentone “Beato te” era da accompagnare con un’azione che più generica non si può, una di quelle cose che sono tra le prime a essere bandite da qualsiasi corso di teatro. Avete presente quando una mamma dice a un bambino “Adesso te le suono?” Quel far andare la mano chiusa avanti e indietro quasi a tagliare l’aria? Ecco. E cosa c’entra con “Beato te?”. Chiedetelo a Suor Salesia, se ancora è su questa terra e non si è trasformata in un angelo.

E io? Eseguivo. Tenevo  le gambe tese a soldatino e mi mettevo perfettamente fronte pubblico come mi era stato detto, anche se parlavo con uno accanto a me, un incrocio tra un bambino impacciato e un palo (Francesco, se mi leggi: non eri poi così male ndr). 

Insomma, il NON TEATRO, ma questo l’ho scoperto dopo.

E la mente corre direttamente a quella famosa “prima volta”. La faccio breve: un’ovazione. 

Gli altri genitori a stringere la mano ai miei:

“Vostra figlia è un talento naturale, fatele fare teatro”

“Complimenti,che parlantina… Chissà a casa!”. Le mie guance tutte rosse a furia di pizzicotti compiaciuti, maledetti. Non bastava chiedermi l’autografo?

E solo lì ho capito che quella del moccioso invidioso e col pisello non era punizione, ma valorizzazione di un talento. Il mio.

E proprio lì ha cominciato a lavorare in me quella decisione che avrei preso in via definitiva a dodici anni: io da grande sarò un’attrice.

SIPARIO

Qualche progresso è stato fatto…