Misteri della fede!

“Amore, posso godermi un attimo di lettura sotto l’ombrellone? Stai tu con Angelica?”.

Un incredibile sì. E volo sulla sabbia rovente, raggiungendo il mio agognato lettino: per la prima volta in tre giorni di vacanza, è il mio momento! Aspetta aspetta, stamattina non ho neanche aperto WhatsApp. Solo un minuto, poi mi rilasso. Sì, ma il telefono dov’è? Era qui, nel borsone rosa…
O cavolo. Svuoto tutto (asciugamani, creme, borsellino, costumino suo e costumone mio, penna, paperella, chiavi, sabbia), ma non c’è. Riprovo. Niente, eppure sono sicura che fosse qui e non l’ho toccato da stamattina.

Mi chiamo? Cacchio, la suoneria è spenta da ieri sera, la piccola dormiva.

E poi con cosa mi chiamo, che il telefono di Lorenzo è con lui e lui è agli scivoli con la bimba? Volo al contrario sulla sabbia rovente, ma nemmeno Lorenzo sa dove sia, lo aveva visto anche lui nel borsone rosa dieci minuti fa. Ecco, squilla a vuoto. Rivolo sulla sabbia fino all’ombrellone, nessuna vibrazione, né segno di vita dall’interno del borsone rosa o nei paraggi. E adesso? Mi prende quel sudore freddo di quando ti rendi conto che forse il telefono stavolta lo hai perso davvero e che dentro c’è niente di meno che… la tua vita.

Perché il tuo telefonino è la tua vita.

Sudore gelido, alla faccia della sabbia rovente. Comincio a rivolgere lo sguardo oltre il borsone rosa, svuoto tutto ciò che posso svuotare, ma niente. Ancora oltre. E se fosse…? Lo sguardo cade, inevitabile, sul ragazzo di colore che vende occhiali, due ombrelloni più in là. E se invece fosse l’indiano col carretto dei parei? Ecco che, in questi momenti, anche una convinta antirazzista come me cade in tentazione. È pazzesco, quasi un istinto naturale.

Ma no! Svegliati, non cascarci, Chiara.

Perché allora non gli italianissimi vicini di ombrellone? No, ronfano da almeno mezz’ora e non sono passati più di dieci minuti da quando ho lasciato il lettino incustodito.
Non resta che fare “la promessa a Sant’Antonio”. Nonna Ambrogina diceva sempre che, quando perdi un oggetto e prometti un’offerta a lui, patrono delle cose ritrovate, la avrai indietro. “Però attenta! Sant’Antonio l’è un palancaio! Devi mantenere la promessa, se no si arrabbia e fa i dispetti. E perdi qualcosa d’altro”. E va bene, giochiamoci ‘sti cinque euro sulla ruota di Padova. Facciamo dieci va, se l’è un palancaio davvero, ho più probabilità di successo…

Arriva Lorenzo con la la bambina e mi mi trova affranta (anche perché quei dieci erano il mio smoothie e un pareo dall’India).

Eroico, lascia Angelica lì con me e si sguinzaglia per la spiaggia. Ecco uno dei vantaggi di aver sposato uno sbirro, pardon, un “agente di pubblica sicurezza”: in queste situazioni ti senti un po’ meno inerme, perché lui saprà di sicuro cosa fare. Diciamo che la vedi meno nera.

Per fortuna, poi, avevo appena bekkappato le foto!

Non perdo molto, allora. Non so a memoria nemmeno il numero di mia mamma, ma i numeri si recuperano, no? E poi c’è Facebook, no? Comincio a vederla grigio antracite, poi grigio chiaro perché, tanto, morto un cellulare, se ne fa un altro.
Angelica è sul lettino accanto a me, gioca e parlotta tra sé. Non sa niente lei, della vita. Non sa che la vita di un adulto può essere rinchiusa in un cellulare, oggetto di cui anche lei un giorno non potrà fare a meno. Gioca con un tubetto di crema e un bicchiere di plastica ed è quanto di più spensierato si possa immaginare. La guardo e penso: e se al posto del telefonino mi avessero portato via lei? Magia della relatività, il mio problema diventa zero. Zero, di fronte all’assoluto.

Lei mi guarda, coi suoi occhi limpidi e la bocca da Biancaneve.

Forse ha sete. Aspetta, amore, che ti prendo il biberon nel borsone azzurro. Ma chi ha messo il cellulare della mamma nel borsone delle cose da mangiare? Il cellulare della mamma??? Ma io quel borsone lo avevo svuotato due volte, come è possibile? Era appeso in cima all’ombrellone, non puoi essere stata tu. E allora chi, Sant’Antonio? Mi sa che ha vinto lui, io sono strasicura di aver controllato benissimo anche lì.

Chiamo Lorenzo, che aveva già fatto partire la denuncia di furto

Mi racconta che il telefono risultava localizzato da tutt’altra parte della spiaggia. Ne deduco che o il mio gps fa schifo, o quello di Sant’Antonio è molto più potente. Che brutta mattinata, però. Quasi quasi per consolarmi mi faccio uno smoothie. “L’ è un palancaio…”. Ma scherziamo? E dopo chi la ritrova più, la chiave di casa?