Mio marito è Ken Block. Senza navigatore.

QUANDO LO SHOPPING E’ OBBLIGATO PERCHE’ TUO MARITO CREDE DI ESSERE KEN BLOCK.

Hai presente quella vocina che ti dice non fare una cosa e che resta quasi sempre inascoltata? Ecco, nel mio caso togli il “quasi”. Quel pomeriggio sentivo che avrei dovuto starmene a casa, il caldo era pazzesco e avevo pure un po’ di mal di testa. Ma mio marito no, non si può mica oziare! Eccolo alla carica: “Idea! Portiamo la bambina a vedere quel monastero nell’entroterra ligure coi cugini”. Proprio oggi? Sì, proprio oggi, perché i cugini chissà quando verranno ancora. Loro ci vanno per le 17.30. Poi cena tutti insieme, direttamente a Chiavari.

Memore delle sue lamentele sul fatto che gli dico spesso no (inserire link pezzo MPX KO?), sollevo con un argano corpo e spirito, preparo Angelica e si parte. Il mal di testa mi ha reso più lenta del solito, quindi non ce la faremo mai per le 17.30. Lui è già nervoso, ma ci provo: “Possiamo anche arrivare dieci minuti dopo, giusto? Cos’è, lo spostano? Si tratta di un Temporary Monastero, tipo outlet?” Non ride.

Guida la mia Opel Corsa diesel come se fosse il bolide di Ken Block durante l’ultima sfida di un rally.

Angelica oggi è molto infastidita. Forse sente me, che non sto tanto bene? O ha sete? Fame? Amore, perché piangi così? Che occhi stralunati… “Lore, Angelica è strana, rallenta”. Tutto inutile. Deve essersi interrotta la  comunicazione coi box.

Arriviamo in un punto in cui i navigatori di entrambi i telefoni si rifiutano di collaborare.

Nessuna comunicazione con l’esterno dell’abitacolo, nessuna bandiera a scacchi in vista, nessuna macchina o passante a cui chiedere, totale assenza di indicazioni (siamo in Liguria, terra che amo, ma notoriamente tirchia… di indicazioni). “Sembra che ci sia segnale! Di qua”.

Ken sgomma in prima, su per una specie di mulattiera a malapena asfaltata.

Errore. E’ un cul de sac. Quanto mi piace questa parola! Ad Angelica invece piace poco. A me non piace la sua faccia. E piange sempre più forte. Amore, facciamo così: la mamma ti prende in braccio, tanto adesso papà rallenta, veroooo??? Se stai fuori dal seggiolino mentre fa la retro piano piano non succede nulla. Aspetta che la mamma ti abbraccia forte. Non so se l’averla girata verso di me, e quindi contro il senso di marcia, sia stata la goccia che ha fatto traboccare il tutto, ma mia figlia ha rimesso l’anima per la prima volta nei suoi 17 mesi. Lei, che non ha mai sofferto l’auto; lei, che ha sempre letto libri mentre io guidavo e mi ha fatto persino da navigatore! Incredibile. Siamo due genitori di merda! Ferma cazzo!

Papà inchioda – praticamente una derapata col freno a mano tirato – e scendiamo tutti.

Uno sfacelo. I miei abiti e quelli della piccola sono completamente da buttare. La spoglio subito e la lascio in pannolino, poi le pulisco il viso. Ora è più rosea, meno male; la lancio nelle braccia di papà. Adesso a me: non sono particolarmente schifiltosa, ma qui lo diventerebbe anche un ippopotamo. Mi tolgo il vestito e lo butto nel baule, in un sacchettino. Non avrò il coraggio di aprirlo mai più. Raccolgo le cose della bimba e mi detergo con una salviettina. Quando diventi mamma, non giri mai senza.

Essere mamma ha i suoi vantaggi!

Lore mi raggiunge imbestialito: “Ma cosa fai? Stai in mezzo alla strada così?”. Avevo completamente dimenticato di essere in perizoma e balconcino. Beh, meno male che almeno non avevo su le solite mutande del mercato, dai! “Copriti!” E mi dà il suo pareo arancione coi gechi. Stavo meglio in balconcino.

E adesso che si fa? Ormai è tardi e direi che l’outfit non va bene per il monastero.

Mi sa che solo col pannolino Angelica non la fanno entrare. E la cena? Mica possiamo andare così! Le “PP”: pareo e pannolino… Se torniamo a casa a cambiarci viene sera, al diavolo tu e la tua idea e ‘sti tornanti! Mi parte il “Te l’avevo detto!”, ma lui sforna una buona idea: “Andiamo dai cinesi e compriamo due robe da mettervi per stasera”. Il pensiero “shopping” mi ridona quasi il buonumore.

Amara constatazione numero uno: i cinesi, quando servono, non ci sono mai. Amara constatazione numero due: è domenica. Cerchiamo invano un negozio aperto fino in centro città.

Ci viene in aiuto Sant’Orazio Venceslao Serafino. Per abbreviare, lo chiamerò OVS: un posto non solo aperto, ma con abbigliamento sia per me che per la piccola! Entro. Nel frattempo papà decide di portarla al vicino parco giochi. In pannolino. Chissà come cucca.

Gaia constatazione numero uno: è tempo di supersaldi! Gaia constatazione numero due: sono sola!

Dopo circa venticinque minuti, il telefonino. E’ lui: “Ma dove cacchio sei finita???”. E giuro che non avevo nemmeno cominciato! Il fatto è che, per non presentarmi alla cassa in pareo coi gechi, ho cercato di pagare il vestitino che mi sono presa tenendolo addosso, e mi hanno rispedita ai camerini a toglierlo, per rimuovere l’antitaccheggio. Pagato e di nuovo ai camerini a scambiarlo coi gechi arancioni e si è fatto tardi.

Lui annuncia che sono andati “avanti” e mi dà le indicazioni che ti può dare uno che nella vita non ha mai provato a orientarsi senza navigatore: “Sono nella piazza con la statua, accanto ai giardinetti dell’altra volta, di fronte al negozio dove avevi comprato la roba vecchia. Insomma quasi al ristorante”. – Boh…!

Mi metto in cammino nei carruggi.

“Signora? Il cartellino!” Un passante mi fa notare che non l’ho tolto. “Ah, grazie, è che l’ho appena comprato, sa mia figlia mi ha vom… niente, buonasera a lei!”. Impossibile rompere quella specie di corda plasticata con le dita, a quanto pare anche il cartellino è antitaccheggio di se stesso, me lo tengo. “Signora? Guardi che ha il cartellino attaccato”. Grazie, lo so! Se ne accorgono in sei. Ne deduco che questo vestitino mi sta una favola.

Cammina cammina arrivo…

…”al ristorante, proprio non lontano dal parco giochi dell’altra volta, sotto la statua di Garibaldi e vicino a un negozietto vintage” che è un amore. La mia family però non c’è.

 E niente. Siamo sempre sulla stessa lunghezza d’onda.

La faccio breve: lui era da tutt’altra parte, accanto a un orto botanico, nella piazza con la statua di Mazzini, quella in cui una volta al mese fanno il mercatino dell’antiquariato.