La sindrome di Wonder Woman.

Settembre 2018

Rientro a casa. C’è da fare la spesa, perché in frigo non “c’è nessuuuunooooooo?!”.

Mi porto Angelica, perché non “c’è nessuuuunoooooo?!” che me la tenga. Ma sì, andiamo a piedi, che bello essere a Milano e non dover per forza usare la macchina come quando siamo a Malpensa.Tanto devo comprare giusto due cose… Ma! C’è l’1+1, come non approfittarne? E poi mi manca l’acqua, almeno tre bottiglie vanno prese. E la frutta, Angelica deve mangiar sano. Mi aggiro per le corsie, spingendo il passeggino e tirando il carrello, sempre più carico.  Strano che la donna-madre nell’evoluzione della specie non sia ancora giunta allo stadio di “piovra a otto braccia”, almeno per fare la spesa!

Investo e mi scuso con svariate vecchine;

Ah no, é sempre la stessa! Scusi… Ed ecco che, poco prima della fine della lista, l’Infanta comincia a protestare, ma i lamenti diventano ben presto un pianto straziante. Mi precipito alle casse e, per fare prima, decido di affrontare quella bestia nera che è la Cassa Self, quella che tanto attrae, ma mette un po’ paura. Ce la farò? Ma certo, sono una madre leonessa e il mio cucciolo piange!

Passo il primo articolo: la birra per Lorenzo.

“Attendere l’assistenza di un commesso”. Probabilmente pensano che al posto del latte nel biberon ci metta la Heineken… Scusi? Mi aiuta? La commessa sta smistando le pile di monete incartate che ti danno in banca, con flemma melodrammatica. Dopo un paio di minuti, senza manco alzare gli occhi dal suo monitor, decide che ho più di diciott’anni e mi sblocca la cassa.

Proseguo con le tre bottiglie d’acqua.

“Selezionare numero articoli” Grande! Così risparmio tempo… 3.  ” Attendere l’assistenza di un commesso”. Probabilmente pensano che io faccia contare il numero di articoli a mia figlia di un anno e mezzo… Scusi? Mi aiuta? Cassa sbloccata. Vado.

”Mettere la merce sul piatto” Ecco. ”Rimuovere gli articoli” Ecco.

”Articolo non valido” Scusi? Perché??? Senza nemmeno guardarmi in faccia, la commessa: “Signora, prima la merce sul piatto, poi il numero degli articoli, no?” Eh già! Mica c’è scritto, io che ne so? Prima li metto sul piatto, poi ti scrivo quanti sono. Angelica urla, non resta che prenderla in braccio e continuare a tirar fuori la spesa con otto chili in collo, facendo squat tra carrellino rosso e piatto della cassa. “Articolo non riconosciuto” Ma cacchio! Angelica, un attimo… La commessa guarda il suo schermo, a meno di un metro da me. “Signora, lasci che l’aiuti”: alla buon’ora! No, é la vecchina di prima, ormai zoppa a causa mia. Si china lei al mio posto, sotto lo sguardo indifferente (e francamente stronzo) della commessa.

Ringrazio, pago, metto via il resto con una delle otto mani che avrei voluto avere.

Ripongo Angelica nel carrello e gli articoli nel passeggino. No, il contrario. Mia figlia, che in braccio si era calmata, riparte a sirena. Dobbiamo arrivare a casa, sono “solo” quattro isolati, con “solo” un passeggino e due borse della spesa giganti che mi tagliano le braccia, più la mia borsa, per l’occasione pure senza tracolla. Ci siamo, manca un isolato, ma manca anche una scarpina! Torniamo indietro un pezzetto, la piccola Cenerentola ormai in una valle di lacrime. Recuperata la scarpina, vola la giraffa Sophie… Posso farcela! A quanto pare lo pensano anche i vari signori che mi hanno incrociata e hanno proseguito per la loro strada, facendo finta di non vedermi.

Non so come, ma arrivo al portone e, come nei migliori articoli della Legge di Murphy, Angelica smette di piangere.

Ci incastriamo in ascensore ed entriamo in casa. Amore, ti tolgo il cappotto. Di nuovo lacrime irrefrenabili. Corro sul letto, la attacco a me, la piccola succhia qualche minuto e si addormenta. La seguo, esausta, svegliandomi dopo due ore. Merd, la spesa! Un lago di surgelati nell’ingresso. Meno male che era carne. Non dicono mica “E’ tutto grasso che cola?” …Questo l’incubo dell’altra notte. Mi sono svegliata, mi sono fatta il caffè e ho aperto il frigo per prendere il latte. “C’è nessuuuuunoooooooooo?”. Desert. Merd, fanc, oggi mi tocca la spesa. Ecco una delle cose che mi rendono intollerabile l’abitare a Malpensa, perché mio marito è lì, ma il dover mantenere una casetta a Milano per il mio lavoro: due frigoriferi da riempire. Di solito, quello pieno è sempre quello dove non sono io, com’è possibile???

Meno male che fare la spesa mi diverte abbastanza.

“Angelica, andia… No, aspetta. L’incubo brucia ancora, la lascio dalla nonna. Sai che ti dico? Che oggi voglio fare una “spesa da single”! Innanzitutto, niente carrello che va storto, ma agile carrellino rosso, perché i single al supermercato hanno sempre il carrellino rosso. Il carrellino rosso fa “sto a casa pochissimo, tutta vita mondana, però metti che c’ho a cena Hugh Jackman, almeno un qualcosina da offrire…”. L’1+1 solo al reparto cosmetici, o a quello dei vini (da offrire a Hugh Jackman, che avete capito?). Il resto niente, se no mi scade la roba che sono a dieta. Solo monoporzioni.

Investo e mi scuso con un pensionato.

Ma è Michael Douglas! A proposito, l’avete visto “Il metodo Kominsky”? Che figo! Me lo fa un autografo? Dove lo facciamo? Qui, sull’etichetta del Primitivo di Manduria, dai! Senta, ma le posso dire che lei quando era più giovane mi è sempre stato sulle palle, ma adesso è un figo da paura? Vede che non è solo gallina vecchia che fa buon brodo? La saluto, ci vediamo in zona! Proseguo. Yogurt come se non ci fosse un domani (sono a dieta) e ovviamente surgelati, così è pronto in un attimo.

La cassa self è troppo sbatti. Cassa veloce, chiaro.

Meno di venti articoli? Azz, ne ho qualcuno in più. Aspetta, eliminiamo qualcosa al volo. Metti un olio “Sensual massage”  nella borsa della suora in fila davanti a me. Metti un pacchetto di preservativi nel carrello della mamma con tre figli piccoli urlanti, così le faccio un favore. O era meglio darli alla suora?

La cassiera “veloce” passa la spesa sul rullo “veloce”.

L’unica cosa che non passa è la bottiglia di Primitivo: Ma si può? Michael Douglas ha fatto l’autografo proprio sul codice a barre. No problem, ne prendo anche un’altra bottiglia, anzi due, passi queste. Pago con Contactless, così faccio più “veloce”. Nel tragitto verso casa si voltano a guardarmi svariati esemplari di maschio caucasico, più un piacente afro. Sempre bello sentirsi carina. L’ultimo addirittura si offre di portarmi la spesa! Ops, ho perso un guanto di Furla per strada. Torno sui miei passi e lo trovo, giusto accanto a un biglietto per andare a vedere quel pezzo di carrozzeria di Roberto Bolle al Teatro alla Scala.

A passo di danza, arrivo al portone e congedo il moro portantino.

Ma quale ascensore? Io faccio le scale a piedi: glutei sodi e braccia toniche, a portar su le borse, hop hop!Neanche il tempo di entrare in casa e mi squilla il cellulare. La mia migliore amica! Una bella chiacchierata, proprio quello che ci voleva. Così le racconto anche di Michael Douglas. Intanto apro l’acqua della vasca e mi rilasso in un bel bagno caldo, pieno di schiuma. E poi, vuoi non farti un micropisolo sul divano, avvolta nell’accappatoio? Mi sveglio rigenerata, ma cos’è questo odore? Acc! I filetti in crosta, ormai scongelati sul pavimento dell’ingresso… Il lago dei Cigni!

Ma che problema c’è? Mo prendo e cucino tutto. C’ho la pentola a pressione!

Quale delle due versioni è il sogno e quale la realtà? Probabilmente nessuna, o forse entrambe. Quello che conta, come dicono i migliori life coach, è “mettere in atto un efficace “coping” (messa in atto di una strategia per fronteggiare le situazioni di stress ndr). Ecco il mio: ogni mattina, quando ti svegli, che tu sia mamma o donna in carriera, impara a fare la spesa online!