Hanno rapito Chiara Rivoli e non si sa dove l’hanno posta…

…è nascosta dentro la ballerina della Scala?

Chiara Rivoli. Un’aspirante ballerina pervasa dal talento della comicità. Ma vediamo com’è andata prima di abbracciare luci e ombre del palcoscenico.

“No, signora, mi spiace, la bambina è bravina, ma cicciottella. Mangiamo troppe merendine, eh?” Sipario. Tutte vorremmo essere ballerine, prima o poi, è una specie di passaggio obbligato. Un po’ come per i maschietti fare i calciatori, o gli astronauti.  Eppure io mi ci vedevo così bene, col tutù… Gli altri però vedevano l’ippopotamino di Fantasia.

…è nascosta dentro la giornalista?

Dicono che abbia un talento per la scrittura, però la categoria dei giornalisti le sta sulle palle e quindi non se ne parla nemmeno. Non solo! Odia la matematica, ma si butta a fare il liceo scientifico. Una contraddizione vivente.

…è nell’astronoma?

Che belle, le stelle: così lontane, così misteriose, così luminose. Ma come la mettiamo con la matematica?

…è nella cameriera del ristorante?

“Ma dai, chicca, abbi delle ambizioni un po’ più alte, tipo l’ingegnere come papà, così porti avanti lo studio, la strada è già avviata, no?” Ma se odio la matematica?! E va bene, cameriera al ristorante no. Al rifugio sì, però. E via, in montagna per quattro mesi d’inverno e tre mesi d’estate, così quando finisco di lavorare vedo il tramonto arrossare le Dolomiti e la mattina presto posso anche sciare.

…sarà mica nascosta nella maestra di sci?

Certo, come no, aspetta e spera! Sì, scii da quando avevi tre anni, ma sei una povera cittadina, hai voglia a superare le selezioni. A meno di fare un servizietto all’istruttore, ma anche no, guardi. E’ pure brutto e grasso e ha la moglie incinta di due gemelli. Che schifoso. Lasciamo perdere, accontentiamoci di diventare assistente, così ci rimettiamo le ginocchia, a furia di lisciare piste e tirar su marmocchi.

…è nell’animatrice?

Si può provare, ma solo per una stagione, perché il fidanzato si è anche rotto di farsi Trieste – Montagne Incantate tutti i santi weekend. Il grande amore della vita, quello dei vent’anni. Quello per cui ti chiederai sempre “E se fosse stato lui la metà della mela?”. Anche se l’hai fatta finita tu, perché la scuola di teatro era troppo importante e volevi essere libera.

…è l’attrice, allora?

Sì, forse stavolta ci siamo. La decisione è stata presa ad anni dodici e la telefonata del sì, dopo tre mesi di provini, me la ricordo ancora. Anche i vicini, credo: un urlo di gioia da rimetterci le corde vocali. Un Piccolo Teatro per un amore grande.

…è anche la speaker?

Sì, alla grande! La voce piace e viene scelta tra duecento come sostituta della signorina Omnitel, poi Vodafone. Peccato che, al momento dell’urgenza, la proprietaria della voce sia sott’acqua e perda la telefonata per dodici minuti. Chiamano la seconda, che era lì attaccata al cellulare come un condor e si precipita. Talmente in urgenza che poi se la tengono. Lei si compra la casa – ci campa ancora oggi – e la numero uno diventa, come per magia, la numero due, quella “a chiamata”. La vita è un treno che passa, ma i treni che vanno sott’acqua non li hanno ancora inventati. Però ci si può consolare, ascoltando la propria voce quando il telefono non prende. Figo, no? Sapere che sei odiata dalla maggioranza degli Italiani, che nemmeno sanno che faccia hai. Che culo.

…allora è nell’istruttrice subacquea?

Sai che c’è? Che era destino, a quanto pare ero sott’acqua per una buona ragione: io questo mare lo amo proprio, è davvero il sesto continente! Voglio starci per sempre, voglio fare questo. Stare in mezzo a forme di vita che nemmeno ci si può immaginare, colori, simbiosi, gerarchie incredibili. Resto a bocca aperta ogni volta che mi immergo. Ok, in senso figurato, se no affogo, ma io voglio fare questo, anche perché sono stufa di viaggiare in continuazione per la paga da fame del teatro. E mi sono anche trovata un fidanzato pesce come me. Mi traferisco al mare. Peccato che la responsabilità di portare là sotto altri esseri umani, talvolta incoscienti, a un certo punto mi blocchi lo stomaco e che la passione, diventata lavoro, non abbia più lo stesso sapore dolce e salato del mare. E qualche spavento, e diventare 46 chili, perché è un mondo di maschi e quindi sei maschio anche tu, le bombole in barca te le carichi da sola. E tutto senza contributi e d’inverno ti attacchi, torna pure a fare le stagioni in montagna.

…è di nuovo la cameriera di prima?

No, ha dieci anni di più e le gambe e la schiena cominciano a far male, i carichi di bottiglie pesano e i gabinetti da pulire anche. Le dodici ore di lavoro consecutive poi chi le regge più, soprattutto psicologicamente? E ora che si fa? Io voglio un lavoro stabile.

…è l’infermiera pediatrica?

E mo’ da dove diavolo viene questa idea, a trent’anni suonati? Da un altro amore di sempre: quello per i neonati. Indifesi, misteriosamente attraenti e comunicativi, per chi li sa osservare. Facciamo che lascio tutto al caso? Io tento i test di ingresso, se mi prendono mi laureo. Sì ma che fatica rimettersi a studiare a trent’anni! E’ come dover riavviare un ingranaggio che è stato fermo troppo tempo e che comunque non sarà mai più quello di prima. Il doppio o il triplo del tempo per memorizzare la stessa quantità di cose, ma che bello il corpo umano, che bella la sua fisiologia, che meraviglia il mondo dei piccoli… Così semplicemente complicati, così puri. Che cosa terribile, però, vederli soffrire. E morire. Mo – ri – re. Bambini. Morire. Di quelle cose che pensi non ti toccheranno mai, invece lui è lì, sul tavolo freddo. Sua madre, aliena, gli occhi sbarrati, rannicchiata in un angolo, sola, mentre tutti si affaccendano intorno, come invisibile. E tu che fai? Sei solo una tirocinante sensibile, inutile e impotente, non puoi fare altro e le tocchi la spalla. Ti rimarrà per sempre, quel ricordo, ma ci provi lo stesso, perché la passione e la spinta all’aiuto di quei piccoli sono forti. Perché loro si meritano la tua energia, il tuo talento. Un bel centodieci e lode e cominci anche il lavoro in ospedale, ma le notti con la tua malattia non sono compatibili e nessun dottore ci aveva pensato. Saltano i cicli, salta il sonno, salta tutto. Troppo distratta e alternativa, troppa testa e troppo cuore, poi la paura di fare danno a un bambino fa il resto. Arrivederci e grazie, centodieci e lode. Ridiamo per non piangere.

…è la comica?

Il palco chiama sempre e troppo forte, quasi quasi mantengo giusto l’hobby del cabaret, per divertimento. E il divertimento, come spesso accade nella vita, è la chiave di tutto. Se ne accorgono anche gli altri che non me ne frega più niente perché non ho più niente da perdere e ora ridono davvero, quindi si va in tv. Colorado.

…è di nuovo l’attrice?

Eh già, quel talento d’altronde è scritto nel DNA. Adesso però c’è un po’ di notorietà e l’eco della tv raddoppia il cachet e le serate. Allora bisogna lasciar perdere tutto il resto. Stavolta sono convinta. “Sono stata Chiara?”. Ho qualcosa da dire e finalmente qualcuno mi ascolta. Un po’ di televisione e le cose cominciano a girare, però è un tritacarne e devi starci dietro. Devi lasciarti modellare da loro, ma essere abbastanza stronza per tenere tu le redini. Devi essere paracula. Non avere tentennamenti, ma un ego grande quanto una casa e una vita tanto, troppo social. Sorrisi finti, maschere perenni. Tanta notte, poco giorno. E’ dura. Per fortuna almeno hai trovato un fidanzato intelligente, il primo che non ti ha messo paletti o frenata con stupide gelosie.

E ci credi, e stavolta sei tu a voler frenare, anche perché il tempo passa e se vuoi una famiglia ti devi dare una mossa, eh già, sei donna e l’orologio biologico fa tictac. E con un po’ di fatica arriva la figlia che desideri da sempre.

Hanno rapito Chiara e non si sa dove l’hanno posta.

È la mamma? Sì, finalmente.

Sì. Ecco dov’era finita. Può una mamma essere anche un’artista? Questo lo devo ancora scoprire, ma sono felice. Questo talento non l’ho sprecato e mi sorride ogni giorno. Qualcosa di buono l’ho combinato.

Sono una madre e le madri non si possono ammalare, mai più. Le madri a un certo punto devono scegliere e sapersi accontentare ed è quello che farò, se così è scritto. Ma stavolta non sarà perché ho rinunciato io, o perché mi sono accorta ancora di aver sbagliato strada, o perché mi faceva troppo male. Stavolta è per amore, quindi non ci si può pentire: non mi passa neanche per la testa.

Hanno rapito Chiara Rivoli, ma è tornata.

È una che finalmente vive scrivendo, come del resto ha sempre fatto. Ora però si deve bastare. Sì. Eccomi qua.

Che dite, l’ho trovato il mio talento?